Vincono le ragioni del no per la separazione delle carriere

Ecco una sintesi estrema delle ragioni più forti per il “NO” al referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026, basata sulle analisi giuridiche e sugli appelli della società civile.

Le ragioni principali sono cinque:

1. Risolve un problema che non esiste (i dati reali)

La ragione più immediata è numerica: la “promiscuità” tra giudici e PM è nei fatti già finita. Oggi, un magistrato può cambiare funzione (da giudice a PM o viceversa) una sola volta nella vita e deve cambiare regione. I dati del Ministero dicono che lo fa meno dello 0,2% dei magistrati (circa 8 su 6.000). Modificare la Costituzione per una percentuale da prefisso telefonico è visto come un pretesto ideologico per colpire l’indipendenza della magistratura.

2. Il Pubblico Ministero diventerà un “Super-Poliziotto”

Separando le carriere, il PM non sarà più un “giudice che indaga” (obbligato a cercare anche le prove a favore dell’indagato, come prevede la legge attuale), ma diventerà un “avvocato dell’accusa”.

  • Il rischio: Un PM interessato solo a vincere e a ottenere condanne, non a cercare la verità. Questo è pericoloso per il cittadino comune, che si troverà di fronte un accusatore aggressivo e meno garantista.

3. Mette l’accusa sotto il controllo del Governo

È il punto sollevato dallo storico Alessandro Barbero e dal giornalista Sigfrido Ranucci. Se il PM viene isolato dalla cultura del giudice, col tempo diventerà un funzionario che risponde all’Esecutivo, come accade in molti altri Paesi (es. Francia) o come accadeva durante il fascismo.

  • Perché è grave: Un PM controllato dalla politica non indagherà mai sui reati del potere (corruzione, mafie collegate alla politica), ma sarà forte solo con i deboli. Ranucci ha sottolineato che senza un PM indipendente, anche il giornalismo d’inchiesta muore, perché non c’è nessuno che possa verificare le notizie di reato sui potenti.

4. Il Sorteggio favorisce la mediocrità e la politica

La riforma introduce il sorteggio per scegliere i membri del CSM. Questo:

  • Decapita il merito: Un magistrato giovane o inesperto ha le stesse possibilità di governare l’ordine giudiziario di uno esperto.
  • Dà potere alla politica: Mentre i magistrati vengono estratti a sorte (e quindi sono deboli e isolati), i membri laici (scelti dalla politica) rimangono forti e guidati dai partiti. Si crea uno squilibrio a favore della politica.

5. L’Alta Corte Disciplinare: un tribunale “speciale”

Viene creato un nuovo organo (Alta Corte) per punire i magistrati, le cui sentenze non si possono appellare in Cassazione. Questo crea un “circuito chiuso” che può spaventare i magistrati: un giudice che teme di essere punito da un organo politicizzato ci penserà due volte prima di emettere una sentenza scomoda per il potere.

In sintesi: perché mobilitarsi?

Come ha riassunto ironicamente Pif (Pierfrancesco Diliberto) in un recente appello per il NO: ascoltando le ragioni del governo si capisce che l’obiettivo non è velocizzare i processi (la riforma non tocca i tempi della giustizia e costa 70 milioni di euro in più l’anno ), ma creare una giustizia che “non disturbi il manovratore”.

Per saperne di più visita il sito


Scopri di più da Mucca Gialla Show

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento